Rocco Natale, la scultura come prospettiva
Giovanni Carandente, nel descrivere le sculture di Rocco Natale, che selezionò per esporle alla Biennale di Venezia del 1988, nella prima edizione diretta dal critico partenopeo (seguirà una seconda edizione sotto la sua direzione nel 1990), si sofferma su un dato: «Lo scultore […] preleva dal paesaggio i suoi frammenti, tronchi o sassi, e li unisce ad altre insegne del lavoro agreste, pertiche, mozzi o cocci frantumati, per farne ora sfavillanti e allegri trofei, ora frammenti di un altro paesaggio, lembi di una realtà che trae spunti dall'antico, il mito e dal contemporaneo, la geometria». In queste poche righe si riassume con efficacia l'origine del lavoro di Rocco Natale e il suo percorso fino ad oggi.
La sua scultura muove infatti da un primordialismo dal sapore arcaico che affonda le proprie radici nei territori frequentati e vissuti dall'artista: la Basilicata in giovinezza e le Marche ormai da alcuni decenni, dove ha lavorato per anni all'Accademia di Belle Arti di Urbino. Proprio sulle radici territoriali fondava le sue riflessioni un altro protagonista della critica dell'arte contemporanea, Enrico Crispolti, che nel 2017 tornava sul lavoro di Natale già indagato negli anni ottanta e poi ancora nei novanta, puntualizzando come: «Il fondamento dell'operare immaginativo plastico, tipicamente (e direi forse strenuamente) centro italiano, di Rocco Natale, è rilevabile in un nesso profondo di "radici" appunto in quel secolare patrimonio di cultura del fare nella terra, nel quale si connettono e confondono la evocativa memoria archeologica […] quanto il tramando operativo sapienziale e magico contadino».
Che ci sia una contaminazione con i territori "abitati" nelle sculture di Natale è registrato dunque da due autorevoli critici del Novecento, e come questa sia reinterpretata nell'immaginario visivo dell'artista è la natura stessa del suo lavoro a svelarlo, in una prassi che si rinnova negli anni in un'incessante ricerca di nuove e diverse traduzioni plastiche. Una ricerca in costante evoluzione che, con gli ultimi lavori qui presentati, mostra al tempo stesso una coerenza verso l'idea originaria di territorio e più precisamente di elemento oggettuale sottratto al paesaggio. L'attuale ricerca mantiene una visione coerente sulla primordialità arcaica da sempre indagata dallo scultore lucano-marchigiano, con riferimenti alla tradizione più innovativa della scultura del Novecento, che oscilla dagli assemblaggi di González e Gorin fino alle costruzioni con materiali di recupero di Ettore Colla e agli incastri geometrico-formali in metallo di Berto Lardera. Riferimenti alla storia dell'arte più sperimentale, per i quali Carandente intravide in Natale forse l'unico vero seguace autonomo e originale di Alexander Calder, capace tuttavia di smarcarsi da forme e materie del grande artista americano. A questa componente si aggiunge ora, nella ricerca dello scultore, una nuova necessità spaziale declinata in una costruzione formale, oscillante tra elementi di pura geometria e altri di organico naturalismo. Una ricerca che passa anche da un diverso impiego di materie rispetto al passato, con largo uso di brandelli di stoffe e fili che avvolgono le forme scultoree, restituendo tridimensionalmente coni prospettici generati dalla visione dell'oggetto e rendendo cromaticamente e visivamente più "calda" la scultura.
Natale, infatti, nei recenti lavori ritorna sull'idea di prospettiva spaziale, rievocando territorialmente la rinascimentale prospettiva "urbinate" di Piero della Francesca, senza impiegarla mai in forma didascalica né rigorosamente scientifica, quanto piuttosto come strumento empirico in risposta alla necessità di porre l'oggetto scultoreo in una diversa visuale. Alcuni segnali di questa ricerca erano già presenti alla Biennale d'Arte Ceramica Contemporanea di Frascati nel 2022, quando l'artista espose Stratificazioni senza tempo (2022), un'installazione che orienta la ricerca proprio in funzione della prospettiva visuale, "ingabbiando" cubi di ceramica in fili di cotone appesi a parete e costruiti come la visualizzazione di una rappresentazione prospettica posta in verticale rispetto al piano di osservazione. In quella circostanza Natale è concentrato soprattutto sul valore cromatico della ceramica, messa in relazione con materiali eterodossi come il carbone e il cloruro di sodio.